Svegliarsi di umore nero, anzi nerissimo, come i nuvoloni che questa mattina sovrastavano Ostia minacciosi. L’agguato di ieri sera nella pizzeria di via delle Canarie, con due gambizzati, ha lasciato il segno. Provate a mettervi nei panni degli abitanti del “Mare di Roma”, quasi 84.000, sede del X Municipio – oltre 230.000 anime sparpagliate in un territorio vastissimo – che giusto da domenica scorsa ha un nuovo presidente, la grillina Giuliana Di Pillo, dopo due anni di commissariamento per mafia. Vocabolo innominabile, messo al bando da chi si sente accerchiato e rifiuta con forza un’associazione così infamante con il quartiere, da chi respinge l’idea che ormai si parli di Ostia come terra di conquista per i clan, da chi proprio non ci sta a sentir parlare di nuova “Gomorra”. Un quartiere al quale sono state tarpate le ali da un Campidoglio troppo spesso ingrato, che ha preteso molto e mantenuto pochissimo, tra problemi strutturali e sociali mai risolti, ignorando i sintomi di crescita e un potenziale straordinari che andavano sollecitati e non sotterrati. Se il malaffare si è insinuato come la gramigna, soffocando la voce e le speranze di una maggioranza pulita ma stremata, le responsabilita sono anche di chi ha abbandonato Ostia al suo destino. Gli alibi, quindi, ci sono, veri, pesanti, indubitabili. Così come fatti e fattacci, però, che non possono essere ignorati, ma vanno raccontati. L’aggressione di Roberto Spada – che resta rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo – al giornalista Rai Daniele Piervincenzi ha riacceso prepotentemente i riflettori, negativi, su un quartiere trascurato, dove la gente ha perso la fiducia nella politica, come dimostrano gli scarni numeri della recente tornata elettorale per restituire un presidente al X Municipio.CD415D39 F85A 42D4 9F77 6B7494F4A286 640x480 I colpi di pistola, esplosi ieri intorno alle 22 contro il padre della proprietaria di “Disco Giro Pizza” e un pizzaiolo, nipote del fratello del boss Fasciani, alimentano i sospetti degli inquirenti e la parola mafia galleggia nuovamente sul mare del litorale romano. Prova ne sia che ad indagare, per tentato omicidio, sia la Dda di Roma, mentre oggi il  procuratore capo Giuseppe Pignatone, il grande “sconfitto” del processo Mafia Capitale, ha osservato: “Ostia può servire come microcosmo di osservazione per dire che non esiste più una mafia, ma ne esistono tante”. Parole sferzanti anche dalla presidente della commissione antimafia, Rosy Bindi, che ha ammonito: “Non va sottovalutata la brutalità dei clan di Ostia”, gli stessi denunciati dalla giornalista di Repubblica, Federica Angeli, sotto scorta da quattro anni e in trincea contro chi continua a sostenere che ad Ostia la mafia non c’è. Tesi ripresa dall’ex assessore alla Legalità del Comune di Roma, Alfonso Sabella: “C’è ancora timidezza, parlando di Ostia, a pronunciare la parola mafia”. Ma la gente è stanca di finire nell’occhio del ciclone, di venire etichettata e di essere guardata di traverso, così è scesa in piazza due volte nel giro di pochi giorni per dire basta alla malavita e ai luoghi comuni. E che per estirparli serve l’aiuto dello Stato. Perché le parole e le sentenze dal pulpito non bastano più, mentre oggi Ostia rispolvererebbe volentieri un vecchio adagio di Enrico Montesano: “Nun me lasciate solo…”.