Una mobilità dolce per la rigenerazione di luoghi, beni culturali e paesaggi è stato il tema della Conferenza Nazionale di Co.Mo.Do., la Cooperazione per la Mobilità Dolce che ha l’obiettivo di promuovere una rete nazionale fra tutte le Associazioni che operano nel campo della mobilità dolce, del turismo sportivo, del turismo escursionistico, di quello velico, lacuale ed equestre e del cicloturismo. La conferenza è stata l’occasione per confrontarsi e testimoniare le proprie esperienze sulla nuova mobilità dolce di carattere turistico-ricreativo, sulla valorizzazione di itinerari lungo sistemi storici, ambientali e culturali, nonché sul valore e sugli obiettivi raggiunti, dopo 11 anni, con il brandidentity “Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate”.

Proprio le ferrovie sono state le protagoniste indiscusse del convegno “Esperienze a confronto nel turismo ferroviario”, moderato da Stefania Mezzetti del GIST, Giornalisti Italiani Stampa Turistica, la quale ha ricordato introducendo gli interventi come “L’Italia sia un plastico ferroviario in scala reale, con un mix di paesaggi tra mare, campagna, collina e montagna”. A fare il punto sulla situazione del turismo su rotaia è stato Luigi Cantamessa, Direttore della Fondazione Ferrovia dello Stato Italiane. I numeri sono tutti dalla parte della Fondazione: dal 2013, anno della sua creazione, sono stati riaperti 600 km di binari da nord a sud e si è passati dai meno di 6 mila passeggeri del 2013 agli oltre 70 mila del 2017 che hanno viaggiato sui treni storici in Italia. L’Italia, secondo Cantamessa, paga una rete ferroviaria nata prima dell’Unità d’Italia, quindi spesso molte delle ferrovie di fatto sono dei rami secchi disegnati per le esigenze socio-politiche dell’800. Molti di questi binari sono stati riadattati a scopo turistico, basti pensare alla Avellino – Rocchetta Sant’Antonio o alla “Transiberiana d’Italia”, la Sulmona – Roccaraso chiusa nel 2010 con una media di 6 mila passeggeri l’anno; ora con la riapertura con i treni turistici vede almeno 20 mila passeggeri l’anno. Passeggeri che fanno parte di un sistema con gli enti turistici della zona come Palena, Pescocostanzo, Rivisondoli, Castel di Sangro, Campo di Giove e appunto Roccaraso. La speranza del Direttore di Fondazione FS è che inserendo i treni storici nei Contratto di Servizio con le Regioni, essi possano portare una ulteriore ricchezza pulita e sostenibile per i territori e magari un aumento di qualche porzione di punto del PIL.

Cantamessa ha anche toccato il discorso museale: Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa da quando è stato preso in carico da Fondazione è passato da 9 mila visitatori l’anno, in maggior parte scolaresche, a 112 mila visitatori, con presenze da tutto il mondo. E grosse novità sono in arrivo per l’altro polo museale di Trieste Campo Marzio, che diventerà una stazione museo, con la creazione di un tour settimanale tra i binari della provincia di Trieste andando a toccare Villa Opicina e il Castello di Miramare. Con le ferrovie austriache e slovene si sta lavorando per creare un collegamento con mezzi storici tra il Lago di Bled in Slovenia e la futura stazione museo di Campo Marzio attraverso l’Austria. L’obiettivo è di portare a vivere i treni storici ed i musei ad un pubblico ben più ampio di quello degli appassionati. A testimoniare quanto di buono si sta facendo sono intervenute alcune realtà locali molto vicine al concetto di Mobilità dolce. Angela Dondoli della Direzione Generale Politiche Mobilità della Regione Toscana ha illustrato come la Toscana, insieme alla locale DTR, abbia intrapreso numerose iniziative per la valorizzazione delle ferrovie minori a fini turistici. Sono stati infatti organizzati durante l’anno numerosi treni speciali con materiale storico ed ordinario soprattutto sulle linee della Garfagnana, del Senese e dell’Aretino. Alessandro Di Graziano, Direttore della FCE – Ferrovia Cicumetnea, ha portato la testimonianza di come sia vivo sulle pendici dell’Etna il concetto di treno come mezzo per conoscere il territorio, il treno utilizzato non per la singola esperienza ferroviaria ma per viaggi a tema. La FCE, con automotrici anni ’50, organizza quattro treni speciali: il Treno dei Vini dell’Etna, il Treno dei Castelli, il Treno su due ruote e il Treno delle Terre dell’Etna e dell’Alcantara.

Daniele Corti, Direttore della SSIF Società Subalpina ha portato la sua esperienza della Ferrovia Vigezzina-Centovalli che collega Domodossola con Locarno, in Svizzera. Una ferrovia nata nel 1923 come collegamento tra gli assi ferroviari del Sempione e del San Gottardo attraverso la Valle Vigezzo e le Centovalli e che ai giorni nostri fa funzione da Trasporto Pubblico Locale e per fini turistici. La Vigezzina-Centovalli attraversa paesaggi suggestivi dominati da montagne selvagge, corsi d’acqua e cascate lungo un percorso di 52,1 km, di cui ben 28 in curva, formato da 83 ponti e 31 gallerie. Completamente immerso nella natura, questo tracciato offre ai passeggeri la possibilità di osservare da vicino panorami mozzafiato. La Ferrovia rappresenta un capolavoro dell’ingegneria civile immerso nella natura: un percorso che affascina durante tutto l’arco dell’anno, con iniziative ed eventi. E’ stato creato anche il Lago Maggiore Express: con un unico biglietto si può partire in treno da Domodossola a Locarno, da qui con il battello si può navigare il Lago Maggiore in quasi la sua interezza fino ad Arona per poi utilizzare i treni ordinari di Trenitalia per far ritorno a Domodossola. Tre esempi da nord a sud di come ci sia sempre più richiesta di treni storici e turistici, ma questa domanda deve essere intercettata da una adeguata offerta. Perché il turismo ferroviario è un turismo dolce, comodo e pulito.

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