Nell’anniversario della seconda e terribile sequenza sismica nel centro Italia, dopo quella che nell’estate precedente aveva portato distruzione e morte nell’Appenino fra Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni conferma “l’impegno del governo” a favore delle popolazioni colpite. Il capo dell’esecutivo lo dice parlando agli Stati generali del paesaggio e ribadisce “l’impegno non solo per l’emergenza, ma per essere a fianco dei cittadini, che devono restare in quei luoghi”.

Elcito 640x427Il territorio italiano, però, appare sempre più instabile. “Nel solo Abruzzo sono censite oltre 8.500 frane – fa il conto Tommaso Piacentini, geomorfologo dell’Università “Gabriele d’Annunzio” Chieti-Pescara e referente nella regione dell’Associazione Italiana Geomorfologia -, ma questo dato non è fermo nel tempo. Nelle forti piogge e nevicate, e in occasione dei terremoti, si verificano nuovi dissesti (centinaia o anche migliaia) tra frane, erosione del suolo, esondazioni o altro. Questi fenomeni devono essere studiati con analisi geomorfologiche specifiche su scala regionale e su interi bacini idrografici, solo così è possibile comprenderne significato ed evoluzione e fare una corretta opera di prevenzione”.

Fra non molto sarà anche un anno dalla tragedia di Rigopiano, in cui persero la vita 29 persone. “Nel gennaio scorso – ricorda Piacentini – gli eventi meteorologici particolarmente intensi, anche in combinazione con gli eventi sismici, hanno determinato di nuovo diverse tipologie di dissesti. Decine di valanghe nelle aree montane, frane nelle aree collinari, esondazioni nei corsi d’acqua principali. Si sono verificate numerose grandi frane, anche nei giorni successivi, che hanno portato all’evacuazione di intere frazioni di paesi, come Civitella del Tronto e Campli; interi versanti sono stati interessati da dissesti. I dati geomorfologici sono tanti, e sono fondamentali per conoscere il territorio e fare una corretta prevenzione. Ma devono essere effettuati studi specifici nel tempo, che possano integrare i dati in sistemi di analisi e monitoraggio condivisi”. Insomma, se il terremoto non si può prevedere, si può però mantenere il territorio nelle condizioni migliori per evitarne le conseguenze più gravi. Sul modo di costruire, poi, si è già detto tanto.

“A un anno dal terremoto lascio urlare il silenzio dei cantieri e per un giorno sto zitta – denuncia il sindaco di San Severino Marche, Rosa Piermattei –. Voglio però dire grazie a tutti i volontari e alle istituzioni per la vicinanza che ci hanno fatto sentire, e per l’aiuto che ci hanno dato, in piena emergenza. E voglio dire grazie alla popolazione per la dignità e la compostezza fino ad oggi dimostrate. Il nostro Comune ha portato a termine più di 7.000 controlli, ha concluso da solo le demolizioni degli edifici pericolanti, ha portato via praticamente tutte le macerie, ma ora ci ritroviamo bloccati e impotenti. Abbiamo fatto tutto quanto ci competeva, ma non è stato sufficiente per far partire i cantieri. Mi aspettavo che almeno la ricostruzione leggera potesse decollare e invece nulla. E’ per questo che oggi, un anno dopo, preferisco lasciare che sia il silenzio della ricostruzione ad urlare per scuotere, almeno, gli animi di tutti”.