e3f834f93484135ad57f5637521cf0e9 640x360“La prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento”. Così cantava Francesco De Gregori in Titanic, terza classe per chi viaggia sugli aerei negli Usa non è dolore e spavento ma una triste realtà. Perché le tre maggiori compagnie d’oltreoceano, Delta Air Lines, United e American Airlines hanno introdotto una ulteriore tariffa, la “Basic Economy” la terza classe inferiore alla First o Business e alla Economy, anche se per il momento solo sui voli interni USA. Di fatto è una dichiarazione di guerra alle low-cost anche se per le compagnie aeree si tratta di un’opzione per il passeggero che vuole spendere poco.
Rispetto alle tariffe tradizionali sono molte di meno le opzioni disponibili a bordo: non si potrà usare la cappelliera quindi il bagaglio a mano dovrà essere di dimensioni ridotte per poter essere posizionato nello spazio sotto il sedile. Poi posti assegnati a random con la quasi certezza di vedersi posizionati in quello centrale, più scomodo, con la quasi certezza di vedere le famiglie sparse sull’aeromobile. Ovviamente cibo e bevande sono extra da pagare a bordo, proprio come avviene sulle compagnie low-cost, che nel 2016 hanno sfondato la quota di un miliardo di viaggiatori, con la Ryanair diventata la prima compagnia europea con 117 milioni di passeggeri superando Lufthansa, British Airways e Air France, tanto per fare qualche nome. Un mercato sempre più in espansione, in Europa Norwegian ad esempio ha introdotto le tariffe low-cost per i voli verso gli Stati Uniti, anche 70 euro per un Londra – New York e nel 2018 il progetto è di lanciare i voli da Roma verso gli USA. Dai fasti della classe Magnifica in Alitalia o della First delle compagnie degli Emirati Arabi passando per il lusso del Concorde o di nomi che hanno fatto la storia della aviazione civile come Pan Am o TWA alle “scomodità” della terza “Basic Economy” il passo è breve, anche se la differenza di prezzo è enorme. Sarà questo il futuro del trasporto aereo?