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Una giovane somala visita la clinica mobile che ha raggiunto il suo villaggio (Credit: Alison Freebairn IFRC)

Una delle peggiori carestie degli ultimi decenni si sta diffondendo nel Grande Corno d’ Africa e in Nigeria,  mettendo a rischio la vita di quasi 20 milioni di persone. A conclusione della nona Conferenza panafricana ad Abidjan, in Costa D’Avorio, è la Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC) a lanciare l’allarme: “Finché persistono i conflitti e non prendiamo forti misure per attenuare gli effetti del cambiamento climatico, l’insicurezza alimentare sarà con noi – dichiara Fatoumata Nafo-Traoré, direttore regionale dell’IFRC -. Quando rispondiamo al rischio di un’imminente carestia in Africa dobbiamo anche investire, a livello comunitario, in modo che le comunità locali siano preparate”.


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Una ragazza viene pesata e misurata da un medico volontario della Mezzaluna Rossa, durante la visita alla clinica mobile (Credit: Alison Freebairn IFRC)

Una delegazione della Croce Rossa Italiana era presente ad Abidjan con il suo presidente, Francesco Rocca, che è anche vicepresidente della Federazione Internazionale: “In questi giorni  – spiega Rocca – si è discusso a lungo su come intervenire efficacemente nelle zone colpite dalla carestia e rendere più incisivo il nostro sistema di aiuti. Ma si è dibattuto anche circa l’importanza dell’adozione di strategie di comunicazione; dobbiamo far comprendere che l’Europa non è purtroppo l’Eldorado che molti si aspettano. L’UE, poi, deve cambiare approccio. Inutile intervenire solo in chiave di sicurezza: bisogna attuare, invece, un piano straordinario di aiuti. Gli attuali governi europei – attacca il presidente di CRI – non fanno nulla e, dal canto loro, quelli africani fanno quel poco che possono. Dobbiamo cambiare rotta”. 


“Dobbiamo approfittare delle moderne tecnologie nella nostra risposta alle attuali sfide umanitarie. Le applicazioni mobili ed i social media dovrebbero essere utilizzati per sensibilizzare ai cambiamenti climatici e condividere informazioni di allarme preventivo dei disastri – sottolinea Abbas Gullet, vice presidente dell’IFRC -, e dobbiamo anche migliorare la raccolta di dati, attraverso la tecnologia e la creazione di capacità a livello comunitario”.


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Credit – Alison Freebairn IFRC