La Commissione europea ha emesso una nuova raccomandazione alla Polonia, dopo quella dell’estate scorsa, in merito alle violazioni dello stato di diritto nel paese. Alcune delle questioni sollevate a luglio sono state affrontate da Varsavia -hanno riconosciuto i commissari nella riunione di ieri a Bruxelles-, ma problemi importanti restano irrisolti ed altre preoccupazioni sono sorte nel frattempo.

Timmermans 640x416La nuova raccomandazione ribadisce in sostanza la richiesta di pubblicare e mettere in atto i giudizi del Tribunale costituzionale polacco, compresi quelli che riguardano il funzionamento del tribunale stesso, ma precisa anche la necessità di assicurare che non sia eletto un nuovo presidente di questo organo -cosa che invece Varsavia ha fatto proprio ieri- fino a che i giudizi del tribunale sulla costituzionalità delle leggi che lo riguardano non siano messe in atto e fino a che non entrino in servizio i tre giudici nominati dal precedente governo.

Nella raccomandazione del 27 luglio, la Commissione dava alla Polonia tre mesi per porre fine alle violazioni -tempo abbondantemente scaduto, come è evidente, senza risultati soddisfacenti-; la raccomandazione attuale fissa un nuovo ultimatum fra due mesi.

Bruxelles ha scelto dunque di non ricorre, ancora, alla procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato sull’Unione, che può portare fino alla sospensione del diritto di voto di un Paese nel Consiglio europeo. Tuttavia, le speranze di ottenere un significativo riscontro da Varsavia sembrano scarse, se lo stesso commissario europeo per lo stato di diritto, Frans Timmermans (nella foto), ha commentato: “L’esperienza dell’ultimo anno non mi porta ad essere ottimista”.