Scrivere che ora Ivan Zaytsev può togliersi qualche sassolino dalle scarpe è fin troppo facile. Scontato. Resta però l’amara verità di un’Italvolley fuori dal podio europeo dopo due argenti e un bronzo e reduce dall’argento olimpico di Rio. Colpiti e affondati dal Belgio nei quarti con un secco 3-0, gli azzurri di Blengini salutano mestamente la Polonia e chiudono un’estate da dimenticare, dopo l’ultimo posto nella World League. Cadute fragorose che fanno male, malissimo a dodici mesi dal Mondiale che giocheremo proprio in casa. IMG 0500Già priva di due totem del calibro di Juantorena e Zaytsev, la squadra non ha mai dato l’impressione di poter disputare un torneo di alto livello, ne’ di essere all’altezza della grande tradizione azzurra: dall’89 a oggi, in campo maschile erano arrivate 12 medaglie, di cui la metà d’oro. Battuti all’esordio dalla Germania, gli azzurri hanno denunciato subito grosse lacune, si sono ripresi, ma non regalando mai una sensazione di grande solidità. I nodi sono venuti al pettine nella disastrosa notte di Katowice, dove si sono consegnati al modesto Belgio senza opporre resistenza. Un black out inaccettabile, ma non del tutto inatteso, considerando le premesse. Una spedizione nata male, inutile starci a girare intorno, dopo il caso Zaytsev, allontanato dal ritiro per l’uso di scarpe non gradite alla Federvolley. IMG 0497 339x480Naufragati i tentativi di ricomporre la frattura, la squadra si è riscoperta fragile, con poco mordente, senza l’uomo che aveva fatto la differenza un anno fa ai Giochi in Brasile. È l’ora di un esame di coscienza per tutti: vertici federali, Blengini e la squadra, assenti compresi… A metà mese la Grand Champions Cup in Giappone sarà un’occasione di riscatto, quantomeno a livello morale. Perché tra un anno – è bene ribadirlo – disputeremo il Mondiale potendo sfruttare il fattore campo. Fallire sarebbe imperdonabile.